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03-07-2008
Pensieri...
 

Come la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze della mia età mi piace uscire la sera, stare con gli amici, andare a fare una bevuta... Fino a non molto tempo fa consideravo tutto questo “normale”. Insomma, questo è quello che fanno i giovani, questo è il “nostro divertimento”. Poi una sera, la mia vita è cambiata. Tutto è cambiato. Era la notte tra il 2 e il 3 dicembre del 2004, ed ero appena tornata da un fantastico stage di qualche mese a New York. La mia vita era bellissima. Quella notte, più o meno verso le 3:30, il campanello ha incominciato a suonare, sempre più insistentemente, fino a svegliarci. Ho risposto io, mentre mia mamma e mia nonna erano ancora sul letto. Alla mia domanda “chi è?”, mi sono sentita rispondere “polizia, apra”. Pensavo ad uno scherzo, poi mi hanno ordinato di nuovo di aprire, e così ho fatto. Sono andata verso la porta, mentre alle mie spalle c’erano mia mamma e mia nonna. La porta di camera del mio fratellino era ancora aperta, segno che lui non era a letto. Sono saliti due Agenti della Polizia Municipale che hanno chiesto se era la famiglia di Gabriele Borgogni. Sì ho risposto, perché? Dov’è? Che è successo? Il sonno ha lasciato spazio all’agitazione, alla paura, ad uno spazio sospeso tra realtà e fantasia. Ci hanno detto che aveva fatto un incidente e che era in ospedale. Mia mamma, come se si sentisse qualcosa, chiedeva urlando se era morto, e non ricevavamo alcuna risposta. Poi, un Agente ha detto che non era morto, ma era molto grave, in ospedale. Così ho cercato di riprendere le forze, di ritornare in me, e ho abbracciato mia mamma, dicendole di vestirsi perché dovevamo andare da Gabry. Per me sarebbe andato tutto bene, Gabry era forte. Dovevamo solo andare da lui. Ho chiamato telefonicamente mio padre e ci siamo fatte accompagnare all’ospedale. Al pronto soccorso non c’era, era stato portato di sopra, a rianimazione. Pochi minuti dopo è arrivato mio padre, ed è uscito il medico. Ha parlato prima delle varie fratture che aveva riportato, mandibola, zigomo, costole, femore, poi però ha detto che la cosa più grave era la testa. Aveva battuto forte la testa. Era molto grave. Era in coma. Coma. Questa parola mi ha sempre fatto pensare a qualcosa di brutto, l’ho sempre associata alla morte. E il mio fratellino era in coma. Come era possibile? Perché? Questa è la domanda che mi è entrata subito in testa, e che non mi uscirà mai. Domanda a cui nessuno può (e forse deve) dare risposta, ma che non ti lascia mai. La sua immagine su quel letto non la scorderò mai. Il mio Piccoletto. Era su quel letto, pieno di tubi ed io non potevo fare niente per aiutarlo. Non avrei mai pensato che potessi succedere a lui. Come avrei fatto a vivere senza di lui? E’ morto due giorni dopo. Morte celebrale. La mia mente, il mio cuore, tutta me stessa non riusciva a capire, a comprendere, a crederci. Eppure l’avevo lì accanto a me, se lo toccavo era caldo. Lo baciavo sulla fronte, gli parlavo, gli ho promesso che avremmo fatto un bel viaggio appena si sarebbe rimesso. Non avrei mai pensato…. E chi può pensare che in un secondo, in un attimo, mentre stai dormendo, ti viene portata via una persona così importante? E poi tu non puoi fare nulla. Sei inerte. Non puoi combattere, non puoi parlare. Al massimo puoi pregare, chiedere per favore che non lo faccia morire, dire quanto è importante per te. I giorni dopo sono stati quelli della dinamica, delle procedure burocratiche, quelli della verità. Il mio fratellino era stato ucciso da un uomo di quasi 60 anni, che ubriaco, ha passato dopo otto secondi l’incrocio col semaforo rosso, e che lo ha trascinato per 64 metri. E che si è fermato, obbligatoriamente, perché il motorino di mio fratello ha bloccato la ruota anteriore della sua macchina, sennò chissà se si sarebbe fermato… E il mio fratellino è morto. Perché? Cosa si può fare in una disgrazia del genere? In quei giorni, quei momenti, la mente corre veloce e poi si ferma e poi ricomincia a correre. I pensieri si muovono così forti che tu non te ne accorgi neanche e ti sembra tutto fermo, immobile. Sensazioni strane, nuove per me che ero una ragazza che pensava che nella vita avrebbe perso i nonni, e poi quando sarei stata grande, quando sarei stata mamma, i genitori… ma no, no, il mio fratellino. Non può morire un ragazzo di 19 anni appena compiuti che aveva una vita grandiosa davanti a sé, che avrebbe fatto grandi cose, perché Lui era grande… E tu rimani lì, immobile, non vai né avanti né indietro, ti chiedi “perché?”, ma nessuno ti risponde, fai cose che non sai davvero di fare in quel momento, forse per difenderti. Ho scelto io la bara di mio fratello. Il colore. Il modello. Le rifiniture. Se penso a quello che ho fatto mi viene la nausea. Come ho fatto in quel momento a scegliere una bara piuttosto che un’altra. A scegliere il color faggio invece che qualsiasi altro colore. Su quale base, su quale logica, sapendo che là avrei messo il corpo del mio fratellino. Lo fai perché “devi” farlo, ma forse non ti rendi conto che lo stai facendo quando lo fai. E tutto questo Perché? Da quel giorno i giorni avvenire sono stati sempre diversi, meno solari, e lo saranno sempre. Successivamente ho pensato di costituire una Associazione di beneficienza, proprio a nome di mio fratello, perché? Perché forse volevo che il suo nome fosse ancora pronunciato. Non volevo che la sua morte rimasse chiusa, scritta in un semplice verbale e dimenticata. Non volevo, altruista come sono, che altre persone, morissero dentro come sono morta io. Non volevo, non voglio, che altri genitori debbano soffrire come fanno i miei ogni giorno. Non volevo, non voglio, che un ragazzo di 19 anni muoia in una notte buia e fredda, così, perché è successo.... Forse alcuni di voi che leggono adesso pensano che questi siano discorsi moralisti, che “siano dovuti”, ovvi, ma credete davvero di trovare qualcosa di dovuto oppure ovvio in questa tragedia? Non credo che le mie parole possano cambiare il mondo, ma se anche solo avrò salvato una giovane vita, per me sarà vittoria. Noi giovani non troviamo più tante soddisfazioni, sono andati via via persi i valori più importanti della nostra società, ma credo che si sia sempre a tempo a capire di aver sbagliato e prendere la strada giusta. Noi generazioni “di sconvolti”, come dice Vasco, facciamo portatori del “Valore della Vita”, che non calpestiamo, che rispettiamo, che non vogliamo perdere su un asfalto duro e privo di qualsiasi emozione. Certo continuamo a divertirci, cavolo sono i nostri anni migliori! Andiamo fuori, guardiamo l’alba, facciamoci una birra, brindiamo all’esame appena passato, balliamo finchè le gambe riesco a tenerci in piedi, cantiamo ai concerti finchè il fiato ce la fa… Facciamo tutto quello che vogliamo, ma non ci perdiamo, non buttiamoci via, valiamo di più, la nostra vita vale di più. Se questo mondo non cambia, cambiamolo noi! Costruiamoci il nostro futuro, le nostre speranze… se capita vabbè dai, anche qualche sbronza fa parte della vita, ma non rischiamo la nostra vita o quella degli altri, perché non ne vale la pena… Credete forse che la vita di mio fratello sia meno importante della mia? O della vostra? Mio fratello è la vittima, insieme a tutti quelli che gli vogliono bene, di una società che ad oggi è incapace di salvarsi dalla guerra che si è dichiarata. Ma anche le guerre dal risultato già scritto possono cambiare perché nascono gli Eroi. E questi Eroi possiamo esserlo Noi. Possiamo vivere, divertirci, sognare, e sbronzarci, senza dover per forza mettere a rischio la vita di nessuno. Possiamo trovare così tante soddisfazioni nelle battute con gli amici, nella visione di un bel fim, nell’attesa dell’alba sulla spiaggia dopo un falò… ci sono così tante belle cose che una vita può offrire, così che Gabry non potrà fare, se non tramite me. Mi manca non vederlo crescere, non sapere delle sue conquiste, non sentirmi più piccola di Lui quando mi consolare, mi manca non sapere che sarà il testimone al mio matrimonio, mi manca sapere di non poter diventare zia… mi manca Lui, mi manca tutto, e vorrei solo che voi sapeste di quanto ancora avete tra le mani, di tutte le cose che potete fare, senza correre in macchina o in moto, senza bere…. Solo per gusto del Valore della Vita! Grazie a tutti, un saluto caloroso, Valentina & Gabriele Borgogni

COMMENTI (3)

Ciao,ero una compagna di gabri alle medie,e mi sono divertita da matti insieme a lui,oggi ho un figlio piccolo di 14 mesi,e non posso pensare di poter vivere senza lui,ma so che c'è un angelo in paradiso!mi manchi gabri!!!

Spadolini Gaia 15-09-2009 17:23

ciao vale! sn cristina la ragazza che ti faceva cosi tante domande l'altro giorno a scuola mia quando tu e le tue colleghe siete venute a ùd aiutarci e a parlare della tua storia per consolarci della nostra..della mia..!! beh ho letto le tue parole e inevitabilmente ho pianto! pianto perkè ankio mi faccio le tue stesse domande pianto perkè capisco te .. pianto perkè è inutile continuare a fingere e bisogna accettare la dura realtà! pianto perkè a me manca tanto la mia amica francesca! ti voglio ringraziare dal profondo del cuore di una 17enne per avermi aiutato a trovare 1 po di forza, perkè qst hai fatto cn me! forse la tua missione ha avuto 1 piccola vittoria.. perkè le tue parole mi sn state utili e di grande conforto! nn ti conosco ma so ke sei speciale! ne sono certa perchè hai la forza di andare avanti per tuo fratello! e io ingenuamente ti kiesi: " valentina ma come fai a parlare di tuo fratello cosi?? come fai a nn piangere?? come fai a trovare la forza??" e tu in modo molto coraggioso e sincero mi hai risposto:" perchè io lo faccio per Gabriele!" allora ti dico che ti sono grata perchè 1 po della tua forza l'hai trasmessa a me! è vero mi manca la mia dolce Francesca, la mia amica di banco ma nn era sl qst per me .. era molto di piu.. era 1 vera amica.. si mi manca.. e tutti i giorni qnd entro dentro la mia scuola è 1 colpo al cuore, tutti i giorni la sua assenza si fa sentire in ogni minima cosa.. e nn è giustoo, si nn è giusto, nn è giusto ke 1 ragazza di solo 16 anni muoia in 1 incidente stradale in macchina cn altri 4 suoi amici dei quali altri 2 muoiono! nn è giusto! e nn sai a ki dare la colpa! ankio ero come te inerme davanti alla porta della camera all'ospedale di Francesca, mi sentivo inutile,persa,consapevole di non poter far nulla se non pregare il Signore ke la salvasse! ho provato le tue stesse emozioni.. ero agghiacciata alla notizia ke la mia dolce amica avesse avuto 1 incidente e ke era in coma.. ovviamente la tua storia è molto piu traumatica della mia pero nel mio piccolo soffro tanto.. ora sono passati 2 mesi da quel 7 febbraio 2009 e ancora è come se nn fosse passato 1 secondo... e Francesca è ancora dentro di me e e lo sarà per sempre... 1 saluto e 1 abbraccio di solidarietà a te e alla tua famiglia! Cristina!

cristina paoletti 05-03-2009 15:42

Ciao,mi ha fatto piangere.su un muro di un bagno di un pub ho letto l'indirizzo di questo...e così eccomi qua,che male al cuore.Non so trovare parole giuste,forse perchè nemmeno esistono,mi lascio guidare dal cuore dicendoti che la cosa più profonda che Gabriele ha perso è la tua dolcezza.Non ti conosco,ma ti immagino speciale.Fatti forza,fallo anche per chi ti sta intorno,ciao.

Cinzia 28-08-2008 15:28


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